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Dopo la conversione al cristianesimo i fiorentini
scelgono il Battista come patrono della città.
Probabilmente per due principali motivi. In primo
luogo perchè il precedente protettore della
città era il dio Marte (una sua statua sopravviverà
all'imbocco del Ponte Vecchio fino al 1333, quando
sarà portata via dalla piena dell'Arno) e San
Giovanni, con la sua personalità coraggiosa
e battagliera, deve esserne apparso un degno sostituto.
In secondo luogo perchè l'insegnamento di San
Giovanni era breve e chiaro. Aveva detto agli esattori:
"non esigete niente di più di quello che
vi è stato fissato". Ai militari: "non
molestate nessuno, non denunziate falsamente, contentatevi
della vostra paga". Ai cittadini: "chi ha
due tuniche le divida con chi non ne ha; chi ha da
mangiare nutrisca chi ha fame". Ad Erode: "non
ti è permesso avere la moglie di un tuo fratello".
Si tratta perciò di un uomo retto ed inflessibile,
il protettore ideale di una comunità la cui
ricchezza si fondava sul commercio e a cui la reputazione
serviva come denaro sonante. L'effige del santo patrono
appare su una delle facce del fiorino d'oro che verrà
coniato dal 1252. Sull'altra faccia sarà impresso
il giglio fiorentino. La moneta su cui si basano ricchezza
e reputazione della Repubblica prende cioè
il protettore della città come garante della
qualità della lega metallica di cui è
composta. E' fissato che il fiorino debba sempre contenere
almeno 3,54 grammi d'oro e questo farà anscere
il motto "San Giovanni non vuole inganni".
La scelta di San Giovanni Battista come patrono non
emerge comunque nella Firenze cristiana fino alla
dominazione longobarda, estesasi in quasi tutta la
penisola fra il VI e l'VIII secolo. È sotto
i longobardi, che già hanno scelto il Battista
come santo protettore del loro popolo e lo hanno probabilmente
"importato" a Firenze, che avviene la fondazione
o rifondazione del Battistero; il "bel San Giovanni",
come lo chiama Dante, che la leggenda vuole essere
stato in origine un tempio di Marte. È solo
nel XIII secolo, comunque, che si hanno le prime notizie
di solenni cerimonie in occasione del 24 giugno, ricorrenza
del patrono. La piazza e il tempio di San Giovanni
costituiscono allora il massimo centro della vita
religiosa e politica della Repubblica ed è
proprio davanti alle sue porte che, ogni 24 giugno,
si conclude la serie dei festeggiamenti. La manifestazione
in onore del santo prevede che si trasporti un enorme
cero su un carretto con un corteo che parte da piazza
della Signoria. Nasce così il "Carro di
San Giovanni" della tradizione folcloristica,
riservato però in seguito (e tutt'oggi) alle
cerimonie pasquali. In tempi moderni il patrono è
stato salutato con feste e fuochi d'artificio che
la sera del 24 giugno esplodono dal piazzale Michelangelo.
L'organizzazione è riservata alla Società
di San Giovanni Battista, fondata il 29 gennaio 1796
dal granduca Ferdinando III di Lorena appunto per
gestire le cerimonie.
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